Supplica alla Madonna di Pompei: il testo completo e quando recitarla

La Supplica alla Madonna di Pompei è la grande preghiera alla Regina del Santo Rosario scritta da san Bartolo Longo nel 1883: si recita a mezzogiorno dell’8 maggio e della prima domenica di ottobre, in contemporanea con il Santuario di Pompei e con milioni di fedeli in tutto il mondo. È divisa in quattro parti, ciascuna seguita da una Salve Regina. Qui trovi il testo completo, quando e come recitarla, e la sua storia.

Quando si recita la Supplica

  • 8 maggio, anniversario della posa della prima pietra del Santuario (1876), a mezzogiorno.
  • Prima domenica di ottobre, mese del Rosario, a mezzogiorno.
  • Prossime date: sabato 8 maggio 2027 e domenica 3 ottobre 2027.
  • In privato si può recitare in qualsiasi giorno, soprattutto nelle necessità gravi: molti la dicono ogni giorno di maggio e di ottobre.

A Pompei la guida l’Arcivescovo prelato davanti al quadro della Madonna, e la televisione la trasmette in diretta: chi è lontano si unisce alla stessa ora, a casa, in parrocchia o in ospedale.

Come si recita

  1. Si comincia con il segno della croce: «Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen».
  2. Si leggono le quattro parti della Supplica; dopo ognuna si recita una Salve Regina.
  3. La quarta parte chiede la benedizione di Maria e termina con l’elogio del Rosario: «O Rosario benedetto di Maria…».
  4. Chi può, prosegue con il Rosario: è il modo migliore per vivere la giornata della Supplica.

Ci vogliono circa 15 minuti. Se si prega in gruppo, una persona legge e tutti rispondono alle Salve Regina.

Il testo della Supplica

Prima parte

O augusta Regina delle vittorie, o Vergine sovrana del paradiso, al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi; o Regina gloriosa del santissimo Rosario, noi tutti avventurati figli vostri, che la bontà vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un tempio in Pompei, qui prostrati ai vostri piedi, in questo giorno solennissimo della festa dei novelli vostri trionfi sulla terra degli idoli e dei demoni, effondiamo con lagrime gli affetti del nostro cuore, e con la confidenza di figli vi esponiamo le nostre miserie.
Deh! da questo trono di clemenza ove sedete Regina, volgete, o Maria, lo sguardo vostro pietoso verso di noi, su tutte le nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, su tutta la Chiesa; e vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo e dei travagli, che ne amareggiano la vita. Vedete, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo ne circondano, quante calamità ed afflizioni ne costringono! O Madre, trattenete il braccio della giustizia del vostro Figliuolo sdegnato, e vincete con la clemenza il cuore dei peccatori: sono pur nostri fratelli e figli vostri, che costarono sangue al dolce Gesù, e trafitture di coltello al vostro sensibilissimo Cuore. Oggi mostratevi a tutti qual siete, Regina di pace e di perdono.

Salve, Regina…

Seconda parte

È vero, è vero, che noi pei primi, benché vostri figliuoli, coi peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e trafiggiamo novellamente il vostro Cuore. Sì, lo confessiamo, siamo meritevoli dei più aspri flagelli. Ma Voi ricordatevi che sulle vette del Golgota raccoglieste le ultime stille di quel Sangue divino e l’ultimo testamento del Redentore moribondo. E quel testamento di un Dio, suggellato col Sangue di un Uomo-Dio, vi dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori. Voi dunque, come nostra Madre, siete la nostra avvocata, la nostra speranza: e noi gementi stendiamo a voi le mani supplichevoli gridando: misericordia!
Pietà vi prenda, o Madre buona, pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici, e di tanti che si dicono cristiani, e pur dilacerano il Cuore amabile del vostro Figliuolo. Pietà, deh! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, che ritorni pentito al Cuore vostro. Misericordia per tutti, o Madre di misericordia!

Salve, Regina…

Terza parte

Che vi costa, o Maria, l’esaudirci? Che vi costa il salvarci? Non ha Gesù riposto nelle vostre mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie? Voi sedete coronata Regina alla destra del vostro Figliuolo, redimita di gloria immortale su tutti i cori degli Angeli. Voi distendete il vostro dominio per quanto son distesi i cieli, ed a voi la terra e le creature tutte, che in essa abitano, sono soggette. Il vostro dominio si stende sino all’inferno e Voi sola ci strappate dalle mani di Satana, o Maria. Voi siete l’onnipotente per grazia, Voi dunque potete salvarci. Che se dite di non volerci aiutare perché figli ingrati e immeritevoli della vostra protezione, diteci almeno a chi mai dobbiamo ricorrere per essere liberati da tanti flagelli.
Ah! no. Il vostro cuore di Madre non patirà di veder noi, vostri figli, perduti. Il Bambino che vediamo sulle vostre ginocchia e la mistica corona che miriamo nella vostra mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in voi, ci gettiamo ai vostri piedi e ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, ed oggi stesso, sì oggi, da voi aspettiamo le sospirate grazie.

Salve, Regina…

Quarta parte: la benedizione di Maria

Un’ultima grazia ora vi chiediamo, o Regina, che non potete negarci in questo giorno solennissimo. Concedete a tutti noi l’amore vostro costante e in modo speciale la materna benedizione. No, non ci leveremo oggi dai vostri piedi, non ci staccheremo dalle vostre ginocchia finché non ci avrete benedetti. Benedite, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Ai prischi allori della vostra corona, agli antichi trionfi del vostro Rosario, onde siete chiamata Regina delle vittorie, deh! aggiungete ancor questo, o Madre: concedete il trionfo alla religione e la pace all’umana società. Benedite il nostro Vescovo, i sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del vostro santuario. Benedite infine tutti gli associati al vostro novello tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al vostro santissimo Rosario.
O Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti d’inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia, a te l’ultimo bacio della vita che si spegne. E l’ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome vostro soave, o Regina del Rosario della Valle di Pompei, o Madre nostra cara, o unico rifugio dei peccatori, o sovrana consolatrice dei mesti. Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Così sia.

Salve, Regina…

Il testo di oggi e quello originale

Questo è il testo originale di Bartolo Longo, come lo riporta l’Enchiridion delle indulgenze pubblicato dalla Santa Sede nel 1952. Il testo che si recita oggi a Pompei è stato aggiornato nel linguaggio (comincia, per esempio, «O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra») e ricorda anche le necessità del mondo di oggi, ma la struttura in quattro parti, le invocazioni e lo spirito sono gli stessi.

La storia della Supplica

Bartolo Longo (1841-1926), avvocato pugliese nato a Latiano, da giovane si allontanò dalla fede; tornato alla Chiesa, nel 1872 arrivò nella Valle di Pompei per amministrare i beni della contessa Marianna Farnararo De Fusco, che poi sposò. Colpito dalla povertà materiale e religiosa dei contadini, decise di diffondere tra loro il Rosario.

Il 13 novembre 1875 fece arrivare a Pompei un vecchio quadro della Madonna del Rosario, trasportato su un carro di letame; restaurato, divenne l’immagine venerata oggi. L’8 maggio 1876 fu posta la prima pietra del Santuario. Nel 1883, mentre papa Leone XIII invitava tutta la Chiesa a pregare il Rosario, Bartolo Longo scrisse la Supplica, recitata per la prima volta il 14 ottobre di quell’anno. Accanto al Santuario fondò orfanotrofi e opere di carità per i figli dei carcerati.

San Giovanni Paolo II lo ha beatificato il 26 ottobre 1980; papa Leone XIV lo ha proclamato santo il 19 ottobre 2025.

Domande frequenti

A che ora si recita la Supplica?

A mezzogiorno (ore 12) dell’8 maggio e della prima domenica di ottobre, in unione con il Santuario di Pompei.

Si può recitare in un altro giorno?

Sì. In forma privata si può recitare quando si vuole; la recita comunitaria a mezzogiorno è legata alle due date.

Che cos’è la novena di Pompei?

È la cosiddetta «novena dei 54 giorni»: si recita il Rosario per 27 giorni chiedendo una grazia, e per altri 27 giorni in ringraziamento, anche se la grazia non è ancora arrivata. È legata alla guarigione di Fortunatina Agrelli (1884), raccontata da Bartolo Longo.

Altre pagine

Fonti

  • Bartolo Longo, Supplica alla Regina del Santo Rosario di Pompei (1883), testo originale da Enchiridion indulgentiarum (Tipografia Poliglotta Vaticana, 1952), n. 401.
  • Pagina preparata dal seminarista Giuseppe per biddingprayers.com.